Lo studio è immerso nella luce del sole, sono le dieci di mattina e l’unico rumore che si sente è quello dei miei tacchi sul pavimento diretti alla macchina del caffè, con un movimento del collo mi sposto i capelli dietro la schiena e allungo una mano a prendere una cialda. Sento l’aroma inebriarmi i sensi e mentre il caffè mi scalda la gola ammiro le mie lunghe unghie nere, fresche di manicure e non vedo l’ora di provare quanto siano affilate. Un tonfo mi distrae dai miei pensieri, con la coda dell’occhio scorgo un movimento alle mie spalle, senza fretta risciacquo la tazzina e la rimetto al suo posto. Quando mi giro vedo due occhi grandi e preoccupati che guardano il pavimento dove c’è un sandalo argentato spaiato e scomposto. “Mi perdoni Mistress mi è scivolato” sento uscire tremante dalla sua bocca.

Non sa cosa aspettarsi, non mi conosce e teme di essere punito. Nemmeno io conosco lui, si è proposto ieri per una sessione di due ore chiedendomi di essere umiliato e usato come domestico e questa è la prima volta che mette piede nel mio studio. E’ in giacca color antracite e camicia bianca, una cravatta nera opaca come i mocassini che porta ai piedi, i pantaloni e le mutande invece sono ordinatamente piegati all’ingresso.

“Non l’ho fatta apposta mi deve credere, non mi mandi via la prego, non capiterà più” mi dice guardandomi diritto negli occhi.

Parli troppo, penso, mentre mi giro dandogli nuovamente le spalle e con calma mi accendo una sigaretta, prendo un oggetto dal bancone e quando mi giro butto fuori il fumo mentre è ancora li che mi guarda preoccupato, apre la bocca per parlare ma basta un mio sguardo per fargli cambiare idea e lo vedo richiuderla. Cammino verso di lui e i miei tacchi risuonano più forte che mai nel silenzio, quando gli sono di fronte alzo la sigaretta e lui ne segue il movimento terrorizzato temendo che stia per bruciarlo, faccio un lungo tiro e lascio cadere la cenere ai suoi piedi. Alzo la mano destra e con la bocca faccio saltare il tappo al pennarello nero. “Se osi parlarmi ancora una volta senza avere il mio permesso ti butto fuori così come sei, piccolo sguattero inutile, hai capito?” acconsente con la testa non sapendo se parlare e a me va benissimo così.

Butto la sigaretta sul pavimento e la spengo con la suola della scarpa. Gli ordino di stare immobile e con mano ferma gli scrivo in fronte “SERVO”. Ora ascoltami bene perché capisco che quello che ti ho detto mezz’ora fa l’hai già dimenticato.

  1. Non mi guardare mai negli occhi di tua iniziativa.
  2. Se hai bisogno, mi chiami Mistress e poi aspetti che sia IO a rivolgerti la parola.
  3. Non voglio sentirti parlare senza motivo.
  4. Si risponde solamente Si Mistress.
  5. Pulisci bene e velocemente.
  6. Se rompi qualcosa la sessione finisce seduta stante.

Ora rimetti tutto in ordine, e pulisci anche queste dico sfilandomi i tacchi e lasciandoli sul pavimento.

“Si Mistress”, e mentre lo vedo inginocchiarsi al pavimento rimetto il tappo al pennarello e lo riappoggio sul bancone.

Mi siedo alla scrivania e apro il portatile, accavallo le gambe, ho del lavoro da finire e mentre lo guardo rassettare il pavimento credo non si sia reso conto di quanto sia stato fortunato, avrei potuto reagire molto più severamente, in mille modi diversi, e nessuno gli sarebbe piaciuto. Ma è la prima volta, voglio vedere se è stato solo un errore e se è in grado di continuare senza fare altri danni. Vorrebbe venire due volte a settimana. Vedremo.

Ha tutto quello che gli serve per lucidare le mie scarpe, e oggi oltre al bagno e ai pavimenti non farà altro.

Mi immergo nel lavoro e mentre vi racconto di quanto può essere doloroso ricevere uno schiaffo finalmente mi dimentico di avere uno schiavo in studio, lavora in maniera silenziosa e meticolosa, mensola, scarpa, perfettamente centrale col tacco rivolto a chi guarda, bene.

“Riportami le mie scarpe pulite”

“Si Mistress”

Viene verso di me a capo chino con una scarpa in ogni mano, gli ordino di mettersi in ginocchio sotto la scrivania e di appoggiare le mie louboutin nere sotto la sedia. Mantenendo le gambe accavallate le alzo e lui appoggia delicatamente le scarpe sotto la seduta. Si ritrae e io scavallo le gambe, ora vi starete chiedendo dove stava guardando vero? Esattamente dove guarderebbe ogni uomo sotto la scrivania di una donna, un maledetto clichè, però gli avevo vietato solo di guardarmi negli occhi, quindi, come biasimarlo. E come se avesse sentito il mio pensiero abbassa immeditamente lo sguardo ai miei piedi appoggiati al pavimento.

“Leccali”

Io riprendo a scrivere e lo lascio piegato sul pavimento a leccarmi i piedi per qualche minuto senza degnarlo di uno sguardo. “Rimettimi le scarpe” e lui una alla volta me le mette. “Ora riprendi le tue pulizie”.

“Si Mistress”.

Solo quando si è rialzato riaccavallo le gambe e lo vedo dirigersi verso il bagno.

E’ passata un ora, è in orario per finire tutto quello che gli ho ordinato di fare.

Riprendo a scrivere pensando che la prossima volta potrei iniziare a fargli pulire anche l’oggettistica. Sento il rumore dell’acqua che scorre e mi rimmergo nel lavoro. Dopo venti minuti lo vedo ritornare con la scopa in mano, avrei potuto dargli l’aspirapolvere ma voglio vederlo spazzare il pavimento. Prima preparami un caffè gli dico e lui esegue senza fiatare. Appoggia la tazzina di fronte al pc e prima di allontanarsi fa un mezzo inchino con lo sguardo al pavimento, sorrido pensando a quando quel gesto è stato improvviso è così buffo da vedere con la scritta sulla fronte e il pene che penzola sotto la camicia. Penso che potrei far fare la riverenza anche agli altri schiavi, mi è piaciuto vederglielo fare. Mentre pulisce il pavimento vedo il suo pene ondeggiare come il pendolo di un orologio a muro.

Mi alzo e mentre lui spazza vado in bagno a controllare il suo lavoro. Tutto è pulito e profumato, si vede che gli piace farlo, controllo anche negli angoli più nascosti e rimango soddisfatta.

Torno e anche se non mi guarda sento la sua trepidazione. Resto in silenzio mentre finisce di spazzare il pavimento, mi siedo sul trono e lo guardo andare in bagno per riempire il secchio di acqua. Quando torna gli dico di inginocchiarsi davanti a me. Prendo una salvietta umida e mentre gli tolgo la scritta dalla fronte gli dico che il suo lavoro è soddisfacente, che potrebbe essere più veloce ma tutto sommato sono soddisfatta, gli spiego cosa deve fare prima di andarsene e lui dopo aver annuito mi ringrazia dell’opportunità e si alza.

Mette il detersivo nell’acqua e inizia a lavare tutto lo studio, lo seguo con lo sguardo per qualche minuto, poi prendo il libro che sto leggendo e mi dimentico di lui.

Alzo lo sguardo solo quando è a pochi metri dalla porta, lo vedo appoggiare il mocio al muro e lo guardo rivestirsi in silenzio. Lo riprende e termina quegli ultimi metri vestito di tutto punto, appoggia per l’ultima volta il mocio nel secchio. Mi guarda, ha il mio permesso per farlo, fa un inchino e mi ringrazia per l’onore che ha avuto. “Buona giornata Mia Mistress”. Ci rivediamo giovedì.

E con questo saluto si chiude la porta alle spalle.

Madame
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