Guardando fuori dalla finestra vedresti un cielo grigio di neve e luci di Natale che brillano nel buio.

E’ la sera del 31 dicembre.

Il cellulare è sul tavolo e sento arrivare una notifica, oggi ricevo messaggi pieni di auguri dai miei slave, mi avvicino a spiare l’anteprima e quello che leggo mi fa inarcare un sopracciglio e allungo la mano a prendere il telefono.

“Buonasera Padrona, come sta? E’ libera domani? Non trovo un miglior modo per iniziare l’anno se non ai suoi piedi. Sperando di poterla adorare presto  Le faccio i miei migliori auguri per questo fine anno“.

Solo lui poteva chiedermi una sessione il primo gennaio, è un ragazzo sopra le righe, molto divertente e nonostante le nostre sessioni siano molto dolorose ci scappa sempre una risata. Potrebbe essere davvero il modo giusto per iniziare l’anno!

E’ felicissimo della mia risposta e ci organizziamo per fare due ore nel  pomeriggio.

La musica è assordante. Sono in un club. Ballo tutta la notte su un paio di décollete in vernice nere, col tacco a spillo, vertiginose.

 Saranno loro a calpestarlo domani, penso mentre un conto alla rovescia generale festeggia il nuovo anno e mi ritrovo tra le mani un calice per brindare. Brindo a me stessa, brindo al futuro e mentre alzo gli occhi a un cielo pieno di colori su una terrazza piena di gente, brindo al mio alter ego

La prima mattina dell’anno la passo sotto una pesante coperta a recuperare un po’ di energie che mi serviranno tra qualche ora.

Arriverà alle quattro e quando è mezzogiorno mi alzo. Dopo essermi fatta un caffè e una doccia bollente mi infilo una camicia lunga e apro l’armadio.

Raccolgo le decollete nere che sono ai piedi del letto, metto tutto l’occorrente in un borsone e prendo le chiavi della macchina.

Dopo un pranzo veloce fuori sono pronta ad aprire le porte del mio studio per la prima volta quest’anno.

Mentre giro la chiave nella serratura mi viene un’ idea pensando alla richiesta di fare una sessione il primo gennaio, e se qualcuno volesse festeggiare anche l’ultimo dell’anno con me?

Quanto sarebbe bello fare una festa coi miei slave mascherati…mi riprometto di tornare su questi pensieri ma ora devo concentrarmi e preparare lo studio.

“Prima di farvi accomodare vorrei spiegarvi che dopo un anno che ci vediamo in maniera regolare è maturato un rapporto di grande fiducia e rispetto da parte di entrambi. Ha una preferenza nell’ abbigliamento e sono felice di accontentarlo, la richiesta non è fuori luogo ed è arrivata dopo varie sessioni. Questo per dirvi che l’ abbigliamento è solo un’aggiunta in una sessione, non deve essere la loro prima richiesta.”

Preparo tutta l’ oggettistica che potrebbe servirmi e la allineo sul tavolo in ordine di grandezza, e poi manette, frustini, corde, guanti lunghi e corti, salviette, olio e lubrificante. Stendo il vinile sul pavimento al centro dello studio. Niente candele in terra, terrò solo la lampada accesa. 

Apro il borsone e mi spoglio, indosso il completino nero, la camicia bianca e la infilo dentro un paio di jeans chiari. Lascio 2 bottoni della camicia slacciati, metto le scarpe a terra vicino all’ingresso e scalza vado in bagno a truccarmi. 

Davanti allo specchio divento letteralmente un’altra persona, come se disegnassi ogni volta una nuova me, prendo un rossetto rosso e me lo passo sulle labbra lentamente. Mi spazzolo i capelli e li lego in una coda alta. Sono pronta.

Manca poco meno di mezz’ora al suo arrivo. 

Mi piace prepararmi con calma e essere in anticipo non mi disturba affatto, anzi mi da il tempo di controllare che tutto sia perfetto. Cerco la musica adatta e metto un volume da sottofondo.

Mancano dieci minuti, mi infilo i tacchi alti e un paio di guanti neri in lattice che sono una sua richiesta.

Quando apro la porta mi trovo davanti invece che il suo viso un’enorme busta rigida nera con un logo che non riconosco e la sua voce che da dietro mi augura buon anno!

Sorrido a quelle parole e gli dico di entrare.

Abbassa la busta e il viso è radioso, il suo sorriso è contagioso. Mi porge  il pacco con un buffo inchino “Per lei Madame”.

“Grazie davvero ma non dovevi”.

“No, invece dovevo. E’ stata gentilissima ad accettare la mia richiesta”.

“Vediamo se tra due ore mi dirai ancora che sono stata gentilissima” .

Gli dico con un sorriso sulle labbra.

“Ah! sono sicuro che non lo dirò e sono qui per questo!”

E sorridendo mi strizza un occhio.

“Siediti che ti preparo un caffè”.

Appoggio il pacco vicino all’ ingresso e gli dico che lo aprirò solo a fine sessione. 

Mentre beviamo il caffè mi racconta del suo capodanno passato con gli amici in centro. Mi alzo a buttare i bicchieri vuoti del caffè e lui si alza pronto a cominciare.

Entrati in studio gli dico di spogliarsi, io mi avvicino al tavolo e mentre lui finisce di spogliarsi prendo il collare e mi appoggio al tavolo e lo guardo togliersi le calze e solo per ultimo le mutande.

            “Trovo sempre splendido che indipendentemente dal fatto che sia la prima sessione o che non lo sia, l’imbarazzo di spogliarsi davanti a me resti immutato”

“Mettiti al centro”

Mi avvicino col collare sempre in mano, nonostante io sia su dei tacchi molto alti e lui sia scalzo è ancora più alto di me. Gli ordino di abbassarsi e lui flette le ginocchia in modo che il suo collo sia davanti al mio viso. Stringo il collare.

Gli indico di stendersi pancia a terra sul vinile. Gambe chiuse e braccia lungo i fianchi.

Prendo dal tavolo le polsiere. Mi siedo a cavalcioni sui suoi glutei per due motivi, fargli volontariamente male schiacciandogli il pene sul pavimento e per essere comoda a prendergli le braccia e girarle sulla schiena bloccandogliele all’altezza dei reni.

Mi rialzo e gli vado davanti al viso che è appoggiato al vinile con la guancia destra. 

“Bacia!” Gli dico mentre gli appoggio la punta della scarpa destra alla fronte. Solleva la testa da terra e inizia a baciare la punta della decollete. Ritraggo il piede destro e gli metto davanti il sinistro.

“Continua”.

Mentre io continuo questo gioco di potere, guardo compiaciuta la posizione  inarcata e così scomoda della sua schiena.

“Ora leccale e alza bene le spalle che voglio vederti in faccia mentre lo fai”.

Esegue e vedo le sue spalle tremare nello sforzo.

Muovo il piede facendogliele pulire da entrambi i lati.

Scalzo il sinistro con un movimento deciso e vedo le mie dita smaltate sparire nella sua bocca. Le succhia con avidità, passa la lingua tra le dita e lo vedo chiudere gli occhi in estasi. Conto mentalmente fino a dieci, il divertimento con me non dura mai troppo. Sfilo di scatto il piede e per un attimo resta con le labbra lucide socchiuse.

Appoggio il piede umido della sua saliva sul vinile e scalzo anche l’altro. Faccio un passo e vedo l’impronta del mio piede lasciata davanti a lui. “Pulisci” dico indicando con l’indice l’orma lucida.

Noto con piacere che scende verso il vinile senza sbattere la faccia, solo un tremore nelle spalle mostra la stanchezza provata. Mi stringo la coda mentre lo vedo muoversi sul vinile.

“Finito Padrona”

“Vediamo se hai pulito bene”, mi inginocchio davanti a lui e gli alzo la testa prendendolo per i capelli, quello che ha lasciato è una grande macchia bagnata. E’ così che quel cervellino rinsecchito che ti ritrovi ti ha detto che si pulisce?! Lasciando tutto bagnato?

“I tuoi capelli sono lunghi abbastanza da poterli usare come straccio, fammi vedere come asciughi tutto perfettamente!”

“Si Mia Padrona”

        “Non dimenticare lettore che ha le braccia legate dietro la schiena”

Con un gesto gli sposto tutti i capelli davanti alla spalla destra. “Ora veloce”.

Mi alzo e lo vedo muoversi a destra e a sinistra dove i suoi capelli seguono il movimento asciugando il vinile dalla sua saliva.

Finalmente sono soddisfatta del risultato.

Mi sposto ai suoi piedi e gli ordino di aprire le gambe.

“Di più!”

Vedo il suo pene schiacciato sotto il suo peso, e col piede destro scalzo lo calpesto, schiacciandolo a ripetizione, sento i suoi testicoli indurirsi sotto la pressione del piede. 

“Ancora Padrona” la voce è supplichevole.

Ora salgo sui suoi testicoli con entrambi i piedi, premendo con le dita e lasciando il pene libero nello spazio centrale, per ora.

Conto fino a venti prima di scendere.

Mi inginocchio e gli slaccio i polsi, lo vedo cercare di sciogliersi le spalle e le braccia dal torpidimento della posizione e gli dico di mettersi le mani sotto la fronte.

Mi alzo e vado a prendere un altro paio di guanti in lattice da aggiungere a quelli che già indosso, il lubrificante e un fallo di dimensioni non proprio medie.

Gli ordino di mettersi carponi mentre mi infilo i guanti, lascio il fallo vicino al suo polpaccio e tenendo in mano il lubrificante mi siedo sulla sua schiena rivolta al suo fondoschiena. Lo sculaccio pesantemente e sento il suo respiro farsi più corto alla stessa velocità in cui vedo la sua pelle cambiare colore. Questa è una delle posizioni che preferisce per essere sodomizzato, “cavalcato come un cavallo ma sottomesso come un asino”.

 Mi ricordo la prima volta che ha usato questa metafora a fine sessione cercando di spiegarmi perché gli fosse piaciuta così tanto quella posizione, solo che nel dirlo era scoppiato a ridere e come vi avevo già detto il suo sorriso era così contagioso che ero scoppiata a ridere a mia volta “Madame sono il suo animale da cortile preferito lo ammetta”, così con quel pensiero in testa e con un sorriso che lui però non può vedere   lascio che il gel coli su entrambi i glutei, che la sensazione di freddo persista mentre lentamente scende sui testicoli, sul pene, fino a colare sul vinile.

Infilo dapprima un dito, lentamente, poi al medio aggiungo l’indice della mano destra e spingo violentemente. Sfilo le dita velocemente e lo colpisco sul gluteo, le mie dita sono di nuovo dentro e adesso fuori a colpirlo sul gluteo arrossato, ora le dita sono tre e con movimenti veloci continuo a sodomizzarlo.

Mi alzo e mi giro senza sfilare le tre dita. Un suo gemito accompagna il mio movimento, so che non sta soffrendo, sopporta ben altro, era un gemito di piacere.

Con la mano libera faccio colare altro lubrificante sulla mie dita che non si fermano. “Ora abbaia!” E mentre spingo non più tre dita, ma quattro, lui abbaia obbediente. Le sfilo e gli ordino di stendersi per riposare le ginocchia, mi sposto a prendere la cintura e un preservativo per il fallo. Mi tolgo i guanti sporchi e ne riprendo un paio pulito. 

Indosso lo strap on e lo vedo con lo sguardo al pavimento mentre attende il mio ritorno come un cane fedele alla sua padrona. Invece che andare alle sue spalle cammino fino ad essergli davanti. Dopo aver aspettato il mio consenso per muoversi alza la testa e il fallo gli pende davanti alla bocca come a incitarlo a succhiarlo, invece mi abbasso e davanti alla bocca si trova il palmo della mia mano destra.

“Fermo”

Abbasso la testa e mentre ci guardiamo negli occhi inizio a far colare la saliva nella mia mano, lentamente, vedo il suo sguardo staccarsi dal mio e seguire incantato la saliva che scende. Per tre volte vedo i suoi occhi salire e riscendere alla mia mano colma.

“La vuoi?”… “BAU”

Prima che possa abbassarsi a leccare alzo la mano e gliela premo sulla bocca socchiusa e gocce di saliva schizzano sulle guance e sul mento.

“Ora lecca”

Senza spostare la mano creo uno spazio alla sua lingua che inizia a leccare la mia mano come solo un cagnolino obbediente che finalmente viene premiato col suo cibo preferito sa fare. Apro le dita e sento la sua lingua infilarsi tra le dita, gli accarezzo i capelli con la sinistra, mi chino al suo orecchio e gli sussurro di aprire la bocca, stacco la mano dalla sua bocca e gliela passo sulla guancia lasciando una lunga scia lucida. Gli sputo in bocca, raddrizzo la schiena e gli infilo il fallo in bocca così velocemente che vedo le sue pupille dilatarsi dalla sorpresa.

Cerca di succhiare ma spingo il fallo così a fondo che può solo rimanere fermo e farsi usare, lo vedo chiudere gli occhi mentre inizia a sbavare sul vinile, il fallo sparisce tra le sue labbra lucide, poi glielo appoggio sulle labbra e in quel momento inizia a leccarlo e succhiarlo avido mentre apre gli occhi e gli dico che ha solo dieci secondi ancora per goderselo in bocca. Muove la testa impercettibilmente mentre si gode gli ultimi secondi di piacere.

Faccio un passo indietro e gli ordino di prendere il lubrificante da terra e portarmelo e poi di girarsi, sarà lui a offrirmi dove vuol essere penetrato.

Mi siedo sul trono e mi rinfilo le scarpe, quando si è girato mi alzo, prendo il lubrificante su due dita e accarezzo il buco, lo penetro, gioco per qualche minuto con tre dita e lo sento gemere di piacere, le tolgo, prendo il fallo in mano e lo appoggio senza spingere, metto le mani sui suoi fianchi e stringo, appena geme di dolore spingo i fianchi e il fallo scompare.

Urla di dolore, di piacere, lo schiaffeggio sui fianchi arrossati e gli urlo di continuare ad abbaiare.

“Sei solo una cagna”. Gli dico tra i denti mentre continuo a spingere, rallento e poi ricomincio più forte, lo schiaffeggio tra un guaito e un abbaio.

Per venti minuti continuo a penetrarlo con il fallo e le dita mentre lui abbaia. I glutei si arrossano sempre di più sotto ogni colpo ricevuto e mentre lui mi implora di non fermarmi le sue ginocchia iniziato a tremare. E’ il momento di riposare, faccio un passo indietro e faccio cadere la cintura a terra mentre ordino a lui di mettersi in piedi. Gli tendo le mani aspettandomi di vederlo barcollare sulle ginocchia stanche e invece mi sorride con la fronte imperlata di sudore e si mette in piedi.

Mi accomodo sul trono, tolgo i guanti, accavallo le gambe e gli dico di venire davanti a me.

Il suo respiro non è ancora tornato regolare, vedo il suo petto alzarsi e abbassarsi mentre un ciuffo di capelli è incollato alla fronte.

Mi allungo a prendere il pacchetto di sigarette e dopo averne sfilata una la metto in bocca spenta e allungo la gamba destra affondando il tacco nei suoi addominali, alzo anche la sinistra l’appoggio sulla destra, le mie gambe sono tese e il suo addome è rigido. Prendo il mio zippo preferito, quello con la scritta MISTRESS in oro, regalo di uno schiavo. Accendo la sigaretta e vedo il suo pene in erezione, lo guardo con uno sguardo severo e lui alza impercettibilmente le spalle mentre mi sorride come a dire “fa tutto da solo”, scuoto la testa e faccio un tiro profondo della sigaretta, tolgo le gambe e vedo che ho lasciato due segni circolari sull’addome.

Un altro tiro alla sigaretta e allungo il braccio in modo che si trovi esattamente sopra il suo pene e mentre il sorriso sul suo volto si spegne il mio si accende.

“Vediamo quanto ci mette ad afflosciarsi?”… “Fosse per me anche subito” mi risponde.

Faccio cadere la cenere sul pene e la reazione è immediata, faccio un altro tiro mentre sorridendo soffio il fumo verso il suo viso. Nel frattempo il suo respiro è tornato regolare. Ancora un tiro e poi la spengo.

“Ora apri bene le gambe”

Qui lettore devi sapere che vicino al trono tengo sempre le sigarette, un accendino, una candela spenta, un laccio per capelli e una crema corpo.

Gli afferro i testicoli e stringo dapprima solo con le dita e poi li lego velocemente con l’elastico. Si inturgidiscono subito e li accarezzo prima solo con i polpastrelli, sento la sua pelle incresparsi sotto le mie dita, poi li sfioro con le unghie e affondo la presa. Si piega in un gesto involontario e io lascio la presa. Espira il fiato trattenuto e raddrizza la schiena.

Non l’ho punito per aver sbagliato qualcosa, il nostro è un rapporto di sano e puro masochismo. Sa che l’ho fatto perché mi andava, sa che riceverà dolore quando e come farà piacere a me. Un rapporto di totale fiducia, dove vuole essere usato, vuole essere totalmente Mio, sottomesso in qualunque modo, le nostre sessioni sono folli, spesso dolorose ma vi assicuro che sono liberatorie per lui.

Sciolgo l’elastico e mi alzo a prendere le salviette, quando torno lo colpisco sui glutei sodi con forza e solo dopo inizio a passargli la salvietta sulla schiena, i glutei, le gambe. Gli giro intorno, pulisco l’addome le braccia e infine il viso, gli sposto i capelli dal viso e gli tolgo qualsiasi residuo di saliva, quando finisco butto tutte le salviette e finalmente gli sorrido.

“Mi sono dimenticata di dirti una cosa prima”

Lui mi guarda con un sopracciglio alzato.

“Buon anno anche a te!”

E lui scoppia in una risata fragorosa.

“Posso abbracciarti?”

“Oggi te lo concedo” gli dico sorridendo.

“Grazie! Non potevo iniziare l’anno in un modo migliore”

Si riveste e torniamo all’ingresso, prendo il pacco con cui si era presentato e lo apro.

Dentro c’è un paio di stivali in pelle nera, con un tacco a spillo altissimo, sono oggettivamente di fattura notevole, lo ringrazio veramente di cuore. Sono bellissimi.

Ci salutiamo.

Prendo le scarpe nuove e le provo, sono stanca ma felice. Sarà un anno pieno di soddisfazioni.

Madame
elisa.ghirardini@gmail.com