Un ragazzo pieno di sorprese

Ti avviso lettore, sarà doloroso anche da leggere.

“Ho una vita privilegiata”. Così ha esordito la prima volta che ci siamo visti. La prima volta che si è seduto nel mio studio con un caffè in mano. 

Non mi interessa il ceto sociale di nessuno ma con quelle parole aveva acceso la mia curiosità. 

Avevo davanti un ragazzo sui trentacinque anni, che era stato molto educato nel primo contatto, un ragazzo che era entrato guardandomi negli occhi e sorridendomi mentre mi stringeva la mano in una presa salda e che ora teneva lo sguardo dentro la tazzina mentre parlava. 

Nel primo contatto era stato vago nello spiegarmi che cosa volesse davvero.

Con quell’incipit non mi aveva dato l’ impressione di volersene vantare, anzi, sembrava che volesse dirmi che quello era il motivo per cui era venuto da me.

Cosa vorresti da quest’ esperienza?

Alza finalmente lo sguardo e mi dice una sola parola

“Dolore”

“Per questo sei nel posto giusto” dico sorridendo cercando di stemperare il suo imbarazzo e finalmente mi racconta che aveva provato a parlarne con una sua ex fidanzata e che la reazione era stata “di puro orrore” e che quindi non ne aveva più parlato a nessuno fino ad oggi.

Ecco spiegato il perché del suo sguardo basso, temeva inconsciamente la stessa reazione anche da parte mia.

Ora che lo vedo più sereno lo sprono a dirmi senza imbarazzo in che modo gli piacerebbe provarlo.

Quello che dovete sapere dei dieci minuti che seguirono è che ho ascoltato un ragazzo intelligente che aveva voglia di allontanarsi dalla sua routine di privilegi, che voleva essere punito quando sbagliava, un desiderio di riequilibrio interiore. Ci sono state da entrambe le parti tante domande e altrettante risposte.

Finalmente tutto è pronto.

Entro in studio con lui che mi segue 

Lo studio è illuminato da una lampada a luce calda all’ angolo sinistro della stanza e da due candele appoggiate in terra vicino al mio trono.

Gli dico di spogliarsi nudo e di togliersi l’orologio.

Noto che si spoglia lentamente e piega con precisione tutto quello che si toglie. Appoggia infine l’orologio sopra quella pila di indumenti e si gira a guardare lo studio con curiosità.

Vede una serie di fruste appese in ordine di lunghezza e mentre le contempla mi avvicino a lui con lo sguardo serio e il collare in mano.

Lo guardo negli occhi.

“Alza il mento”

Esegue e appoggio il collare sulla sua gola mentre stringo con movimenti esperti le fibbie sulla sua nuca senza mai distogliere gli occhi dai suoi.

Gli indico il muro che ha disegnata una grande ics di vernice rossa.

Lui appoggia la schiena nuda al muro freddo e mentre lo fa gli prendo entrambi i  capezzoli tra le dita e stringo abbastanza forte da fargli provare la prima scintilla di dolore.

Lascio la presa e affondo le lunghe unghie sul suo petto fino ai suoi capezzoli già sensibili. Scendo a graffiargli tutto l’addome e risalgo accarezzandone i segni lasciati.

Prendo in mano la parte finale del guinzaglio di pelle nera che gli ricade all’altezza del pene e al mio sfioro lui geme di piacere.

“Sei qui per provare piacere?” 

E prima che possa solo formulare la risposta nella sua testa alzo la mano destra e lo schiaffeggio sul petto graffiandolo.

Abbassa la testa con una smorfia di dolore disegnata sul volto.

“Allora? Sei qui per provare piacere?”

Anche se credo che ora quel piccolo brivido di piacere sia già molto lontano dai suoi pensieri.

Mi guarda negli occhi.

“No”

“No cosa” digrigno nei denti

“No, non sono qui per provare piacere…Mistress”

Resto dieci secondi in silenzio mentre lo guardo a dargli il tempo di riflettere sulle conseguenze delle sue azioni.

“Apri la bocca”

Appena dischiude le labbra infilo la striscia di pelle nera che tenevo in mano. “Se ci lasci i segni dei denti te ne pentirai sicuramente, è chiaro?”

Questa volta è lui che fa un cenno di assenso con la testa.

Mi allontano a prendere una frusta a code lunghe e gli torno di fronte.

“Ora chiudi gli occhi”

Lo colpisco sui fianchi nudi senza infliggere troppo dolore ma con precisione e senza sosta, sinistra, destra, sinistra, destra.. do’ un’ultima coppia di colpi con più forza e scendo sulle cosce con lo stesso ritmo e la stessa forza dell’ultima sferzata sui fianchi.

Lascio cadere a terra la frusta e il rumore sul pavimento gli fa aprire gli occhi. Li richiude subito, le punizioni funzionano.

Salgo ad accarezzargli con le unghie le cosce arrossate, i fianchi, graffio l’addome e torno a prendere i capezzoli tra pollice e indice e inizio a stringere, a giocarci usando i polpastrelli che premono sempre più.

Faccio scorrere le dita finché le unghie trovano i capezzoli oramai turgidi e più coloriti. Le punte si infilano nelle sue carni rosee e lo sento gemere, ma è il gemito giusto questa volta, quello della sofferenza.

Lascio la presa e faccio un passo indietro.

“Apri la bocca”

il guinzaglio cade dalla sua bocca portandosi dietro un filo di saliva che gli colpisce in pieno il pene mentre la catena gli ricade fredda sull’ addome.

“Apri gli occhi e richiudi la bocca”

Vedo tanto dolore nei suoi occhi, lo voleva, lo desiderava, smaniava di essere sgridato, eppure vedo che fatica ad accettarlo. Fatica a gestire la sensazione di essere punito senza poter reagire.

Imparerà

 Proprio per quel che vedo nei suoi occhi cambio programma, volevo continuare a giocare con la sua schiena ma preferisco poterlo guardare negli occhi e controllare che quello sguardo resti presente alla sessione.

“Vieni con me”

Prendo il guinzaglio dalla catena e mi giro camminando verso il trono. Mi siedo e lascio andare la catena accompagnandola senza farla sbattere contro il suo petto. Ha bisogno di ritrovare qualcosa di familiare, una gentilezza.

“Mettiti in ginocchio”

Esegue. Gli prendo i polsi e li metto sui braccioli del mio trono. Così facendo si trova leggermente inclinato in avanti e molto vicino a me.

Difficilmente permetto questa posizione.

Ma il suo viso ora è alla distanza perfetta per quello che ho in mente.

Lo guardo diritto negli occhi.

“Ora facciamo un gioco, e ascoltami molto bene”

Continuerò a contare fino a cinque e dovrai decidere tu, ogni volta se vuoi una carezza o uno schiaffo.

Lettore ora rivolgo per un attimo a te lo sguardo, se ti stai chiedendo perché sto lasciando a lui le redini del gioco, sappi che  è così solo in apparenza. Voglio che sia lui a punirsi, a prendere coscienza di ciò che vuole.

Occhi sbalorditi inchiodati nei miei

Ma prima che possa anche solo iniziare a ragionare su cosa fare…

Cinque, quattro, tre, due, uno

“Carezza”

Alzo la mano sinistra e lo accarezzo sulla guancia lentamente.

Cinque, quattro, tre, due, uno

“Carezza”

Alzo nuovamente la mano sinistra e mentre lo accarezzo su una guancia gli dico di tirar fuori le palle.

Cinque, quattro, tre, d..

“Schiaffo”

Muovo la destra e lo schiaffo risuona tra i muri.

La mano è ancora in aria..

Cinque, quattro, tre, due, uno

“Carezza”

Abbassa gli occhi mentre lo sussurra… come se si vergognasse di quella risposta.

Gli ordino di guardarmi

“Abbi il coraggio di guardarmi negli occhi mentre chiedi a una mistress di darti una carezza!”

Lo accarezzo frettolosamente e lui alza lo sguardo.

CORAGGIO, ci vuole coraggio cazzo, ci vuole carattere per chiederlo e tu sei qui in ginocchio davanti a me non per ricevere una carezza… ma con il desiderio di provare dolore!E’ ancora questo quello che vuoi?”

“SI”….” Si mistress”

Cinque, quattro, tr..

“Schiaffo”

Cinque, quattro

“Schiaffo”

Cinqu..

“Schiaffo”

Ha la guancia destra arrossata.

Ha tirato fuori il carattere, finalmente è consapevole dei suoi desideri.

Gli prendo il volto tra le mani e gli faccio una doppia carezza sul viso. Sei stato bravissimo, non era semplice decidere di soffrire avendo la possibilità di scegliere la strada più facile, quella a cui sei sempre stato abituato.

Impara ad ascoltare i tuoi desideri.

Oggi puoi essere fiero di come ti sei comportato.

Io lo sono di te.

“Ci sono tanti altri modi con cui si può provare dolore, spero che li scopriremo insieme”

Mi sorride e per l’ultima volta oggi fa un cenno di assenso.

Gli tolgo il collare e finalmente gli concedo un sorriso.

“Ora alzati  ti puoi rivestire”

Madame
elisa.ghirardini@gmail.com