Il pensiero di non essere mai abbastanza è fortemente intrinseco in me. Non vi racconterò la falsità di una persona che ha sempre creduto in se stessa, che non ha mai sbagliato o che in qualsiasi momento era sempre stata a proprio agio.

Anzi, voglio raccontarvi di come ho imparato ad accettare le mie insicurezze e a credere in me stessa.

Quando ho iniziato a desirare di essere una Mistress mi sono scontrata per prima con l’immagine creata da una fantasia collettiva di questa donna perfetta, bellissima, s-vestita in modo sexy, tacchi, autoreggenti, bustino e spesso a seno nudo.

Un’amazzone con il solo scopo di eccitare l’occhio e non la mente.

Ma il MIO desiderio di diventare una Mistress era totalmente sconnesso da quest’idea.

Non volevo far eccitare, volevo capire, guidare e dominare.

Continuavo a ripetermi che non avrei mai potuto piacere a tutti, che non tutti avrebbero capito perché non facevo quello che facevano in tante.

Ma ero fortemente convinta della mia idea.

Ma come vi dicevo, non è sempre andato tutto come avrei voluto.

Ripensando alle prime sessioni ho fatto qualche errore dovuto all’inesperienza.

Avevo paura di sbagliare in sessione e questo mi portava a programmare in anticipo le sessioni, per imparare a gestire il tempo e per avere tutto sotto controllo. Sempre per quell’aspettativa così opprimente di perfezione, e proprio per non voler sbagliare. Ho sbagliato.

Perché così facendo, non tenevo conto di come reagiva lo slave a ogni pratica, se era dolorante perché in ginocchio resisteva poco, dovevo fargli cambiare posizione prima che me lo chiedesse, anche se mi ero programmata di tenerlo li per un certo tempo o al contrario se una pratica gli piaceva particolarmente dovevo dedicarle più tempo.

Ero inesperta ma capivo che non andava bene, non ero soddisfatta io, doveva essere più naturale e meno costruita.

Dovevo fidarmi del mio istinto. Non dovevo programmare la sessione, decidevo solamente come avrei dovuto iniziarla.

Dovevo lasciare fuori dalla testa tutte le paure, tutte le insicurezze che non sarei stata in grado di farcela e divertirmi.

Ho trovato il mio equilibrio, fatto di severità e attenzione, ho imparato anche a ridere in sessione, a trovare momenti di complicità con lo slave. Si sembra “innaturale”, vengono da te perché sei una Mistress, non vogliono ridere, giustissimo, ma saperlo fare nel momento giusto crea una complicità duratura nel tempo, saper dosare il dolore e il piacere o capire quando c’è bisogno di fare una carezza è forse la cosa più difficile.

Vi svelo un piccolo segreto

Non bisogna essere perfetti, ma attenti ai particolari.

Perché ricordo ancora la prima volta che uno slave mi disse che non voleva rivedermi, aveva il bisogno di rivedermi.

Madame
elisa.ghirardini@gmail.com