Uno slave esperto, il desiderio di un’ esperienza mai provata.

Venite con me e guardate in silenzio…

Preparo lo studio con attenzione, so che questa è la sua prima volta con la cera e voglio che sia un’ esperienza intensa. Me l’ha chiesto al termine dell’ ultima sessione con un misto di paura e trepidazione, vuole provare una sensazione nuova.

Indosso un abito lungo nero e scelgo un paio di decollete rosso fuoco in vernice alte, molto alte, voglio sovrastarlo mentre sarà steso a terra. Prendo il collare e il suo guinzaglio.

 Accendo quattro candele che saranno la sola luce che ci sarà, prendo le tre candele che non saranno usate per fare atmosfera e scelgo la musica, solo strumenti, niente voci non voglio parole che lo distraggano da ciò che succederà. La temperatura in stanza è perfetta, spengo la luce e tutto è pronto.

Arriva ed è trepidante. Gli chiedo se è pronto e mi sorride, non ho bisogno di sapere altro, mentre gli faccio strada sento “bellissime scarpe mia Padrona”, ero sicura gli sarebbero piaciute, conosco i suoi gusti. Apro la porta dello studio e mi giro per vedere la sua reazione a ciò che sta guardando, solo quattro candele a illuminare tutto lo studio.

Sa di doversi spogliare ma attende una mia parola per farlo, è in attesa e non si muove .Faccio qualche passo e mi giro a guardarlo, ha lo sguardo al pavimento e sorrido compiacendomi di quanto sia diventato fedele in così poco tempo.

Mi accomodo sul trono e accavallo lentamente le gambe. Lo guardo in quella posa da sottomesso e provo il forte desiderio di averlo steso a terra sotto i miei piedi come un tappetino.

“Spogliati”

Esegue veloce senza una parola, sa che non deve se non viene interpellato.

Si mette al centro della stanza, a testa bassa, nudo.

Mi alzo e sono di fronte a lui, tenendo nella mano destra il collare con guinzaglio. Con la sinistra do un colpetto leggero al mento per farglielo alzare, vado alle sue spalle e gli posiziono in collare sul pomo bloccandolo e stringendolo sulla nuca. Mi posiziono davanti a lui così vicina da sentire il profumo del dopobarba. Prendo il guinzaglio in mano e indico le mie scarpe, si inginocchia con la velocità di un cane a cui è appena stato dato da mangiare. Tendo la catena che tengo in mano…a pochi centimetri dal suo premio si sente bloccare, il fiato gli esce strozzato dalla gola.

Lo strattono finche non ritrova la posizione eretta. Quando è davanti ai miei occhi scandendo lente tutte le parole lo ammonisco:

“Piano, oggi non sei un cane, sei solo uno zerbino, stenditi ai miei piedi”.

“Mi scusi Padrona”

Non voglio sentire scuse poco convinte.

Il mio sguardo è furente. Prendo tra le dita i sui capezzoli e li stringo quanto basta a farlo gemere di dolore. “Perché non riprovi e questa volta cerchi di essere più convincente?!”

“Ha ragione mia DEA mi scuso immensamente per il mio comportamento”.

Da lui pretendo massima obbedienza, non è un ragazzino e nemmeno un novizio e non gli conviene che io perda la pazienza in una sessione dove avrà a che fare col fuoco.

Si stende in maniera composta e mentre mi guarda gli ordino di aprire la bocca e tirare fuori tutta la lingua. Gli pulisco sopra la suola destra, avanti e indietro, lentamente gli infilo il tacco in bocca e automaticamente inizia a succhiarlo. Lo spingo a fondo e poi lo sollevo, ancora e ancora.

 Quando lo sfilo le sue labbra si imbronciano come se avessero perso il loro gioco preferito.

 Passo la suola bagnata sulla guancia, poi sul petto e infine uso la coscia come un tappetino finché non sono sicura che sia tornata asciutta.

“Apri quella bocca e puliscimi anche l’ altra”.

Mentre vedo la sua lingua pulirmi la suola mi chiedo se potrei fargliele pulire tutte e cinquanta un giorno. Il mio pensiero è distratto dal movimento della sua bocca che si protende fino al tacco e lo succhia avido. Se lo vuoi così tanto penso…e lo spingo giù…sempre di più, fin quasi a far scomparire i 16 centimetri. Inclina la testa per accoglierli e dopo pochi secondi lo sfilo piano. 

Asciugo la suola rossa sulla sua pelle bianca. 

Lui si sente usato.

Io mi sento soddisfatta.

Mi siedo e gli ordino di venire di fronte a me, un mio sguardo al pavimento e lui si inginocchia, sa che userò la cera ma non sa cosa sto per fare. Stendo un braccio e metto il palmo della mano verso il basso a mostrargli come voglio che lo metta lui.

Mentre alza il braccio io lo abbasso a prendere una delle candele accese e la metto sotto la sua mano ma a una distanza che gli fa percepire solo un lieve calore. I suoi occhi sono inchiodati nei miei e senza mai smettere di guardarci inizio ad avvicinargli la fiamma lentamente, vedo che la sente…lenta continuo ad avvicinarmi, i suoi occhi si stringono e la mia mano si ferma, “resisti” e inizio a contare a ritroso “10, 9, 8, 7…” la mia mano si allontana di un centimetro “…6, 5, 4…” scendo ancora “…3, 2, 1” e la rimetto a terra.

E’ provato.

Gli ordino di alzarsi e di stendersi supino con le braccia lungo i fianchi, aspetto che si metta in posizione e mi alzo. Prendo una candela spenta e l’ accendino, mi metto ai suoi piedi e l’accendo, alza gli occhi su di me e ci guardiamo, “chiudi gli occhi” e lui esegue.

Faccio un passo avanti, mi ritrovo all’ altezza delle sue ginocchia e aspetto qualche secondo che la candela si sciolga e vedo la sua erezione che tradisce il  piacere nel trovarsi completamente esposto e sottomesso.

Ruoto il polso e la candela rilascia una serie di piccole gocce rosse roventi che cadono sul suo addome glabro, sussulta e inarca la schiena e una di quelle gocce crea un piccolo arco che gli scende lungo il fianco. “Se ti muovi è peggio”, “Si Padrona mi scusi”,  abbasso lo sguardo e l’erezione è scomparsa.

Guardo la candela e la vedo piena di cera rossa liquida, alzo il braccio in modo che nella caduta inizi a raffreddarsi. Ustionarsi non è il suo desiderio.

 Un movimento del polso crea su di lui quello che visto dall’alto sembra un punto interrogativo scritto col fuoco. Ha aperto appena la bocca per prendere un respiro che io ruoto nuovamente il polso e una pioggia di gocce gli riempie il petto da sinistra a destra, brucia e toglie il fiato. 

Sfilo i piedi dalle scarpe e con un piede lo accarezzo sulla coscia dove prima mi ci sono pulita la suola, i segni rossi sono già scomparsi, bene.

Mi inginocchio solo un secondo di fianco per chiedergli come sta andando.

“magnificamente mia Padrona”

Mi rialzo e infilo il piede nella sua bocca che prontamente si apre e sento la sua lingua muoversi tra le dita.

Sfilo il piede dalla bocca e lo lascio adagiato sulle sue labbra, nel frattempo ruoto il polso e la cera rosso fuoco scende sul suo ventre come la coda di una cometa, una bellissima cometa infuocata.

Sotto il piede sento il suo viso prendere grandi respiri dal naso.

Tolgo il piede per permettergli di prendere fiato dalla bocca e mentre

spengo la candela con un soffio, sento “grazie Padrona”, fa per toccarsi il petto ma lo fermo.

Appoggio la candela spenta a terra e gli ordino di rialzarsi.

Mi rimetto le scarpe appoggiandomi alla sua spalla. Lo guardo e vedo che mentre il suo sguardo è estasiato il suo corpo è accaldato, pieno di segni rossi su petto e addome, e sicuramente provato dal dolore subito.

Ha bisogno di recuperare, di riposare e riprendere fiato prima di ricominciare. In fondo non siamo che a metà sessione, ma lui non lo sa, non indossa orologi, non sa per quanto ancora sarà il mio burattino.

 Allungo una mano ad accarezzargli il viso, faccio un piccolo cenno e lui mi dice che è stato bellissimo, inizio a staccare la cera dal suo petto e vedo che la pelle sotto è ancora arrossata, normale che lo sia, quando finisco gli passo una salvietta umidificata, lo guardo negli occhi ma il suo sguardo è sul mio seno, la mia mano è così veloce che lui non capisce cosa sia successo, il mio sguardo è serio e i suoi occhi sono umidi più dalla consapevolezza della sua mancanza di rispetto che dal mio schiaffo.

“Mi scusi Padrona la ringrazio per avermi punito”

NON LO SENTO NEMMENO. SONO NERA.

Non ha idea che la mia pazienza in questo momento è finita! Che ora sarà doloroso oltre ogni immaginazione.

“BASTA SCUSE, hai esaurito la mia pazienza, hai avuto il privilegio del mio sguardo fino ad ora, un premio che hai dato per scontato. Ora dovrai meritartelo. Ho avuto un’ attenzione nei tuoi riguardi che ripaghi comportandoti come uno stupido.  Adesso occhi al pavimento e guai a te se osi incrociare il mio sguardo. E ricorda che non voglio più sentire un fiato finché indossi quel collare”.

“Girati e faccia al muro”

Mi allontano e prendo le altre due candele che avevo preparato, una bianca e una nera, quella nera è lunga e fine, quella bianca è piccola e rotonda.

“Ecco cosa guarderai ora”

Gli ordino di unire i talloni e gli metto la candela bianca accesa in mano, lo guardo seria, “se ti muovi la cera finisce sui tuoi piedi”, annuisce, vado alle sue spalle e accendo la candela nera, ruoto il polso sulla sua spalla destra e aspetto che la fiamma sciolga la cera, piccole perle nere sulla sua pelle bianca, faccio cadere quelle gocce in modo che scendano sulle sue scapole, sulla schiena, piccole stalattiti calde e nere.

Gli prendo dalle mani la candela bianca e gli do quella nera accesa..

La spalla sinistra è ricoperta di una calda e impetuosa ondata di cera bianca. Lo sento trattenere a malapena un impreco mentre la vedo colare oltre che su metà schiena anche verso il petto, faccio cadere qualche goccia bianca sulla spalla destra e le vedo scendere e farsi spazio tra le colature nere.

La cera brucia sulla pelle ma dura pochi secondi, quando inizia a raffreddarsi il dolore si attenua, ed è per questo che non smetto. Tolgo con un gesto secco dalle sue mani la candela nera e la cera sciolta gli finisce sulle dita, non muove un muscolo nonostante il bruciore. 

Bene, ha capito cosa voglio da lui… obbedienza

  Spengo la candela bianca. Quella nera continua ininterrotta a disegnargli sulle spalle mille gocce che colano impetuose una dietro l’ altra, si sovrappongono e scendono lungo le scapole, gli coprono la schiena e vedo la sua schiena tremare.

Guardo il mio personale quadro sulla sua pelle, alzo la candela nera e la faccio colare sul gluteo sinistro, si muove, certo che fa male, lo so.

Ma non amo la asimmetria, quindi sposto velocemente la mano al gluteo destro e la cera cola seguendo la curvatura del suo corpo.

Mi piacerebbe continuare ma il nostro tempo é quasi finito, e nonostante il suo comportante non sia stato ottimale è stato punito a sufficienza.

Spengo la candela e con un colpo secco della mano faccio saltar via la cera dai glutei, sinistro e destro.

Lentamente torno a  guardarlo, so che ha sofferto e so di essere stata severa ma mi ringrazia, si inginocchia ai miei piedi senza che io gli abbia detto niente, ma non infierisco, è felice e io sono soddisfatta di come ha sofferto in silenzio, mi bacia entrambe le scarpe, gli ordino di alzarsi.

 Gli tolgo la cera dalle mani, gli chiedo di girarsi, e dopo aver pulito la pelle della schiena, finalmente  gli tolgo il collare.

Solo a questo punto mi guarda negli occhi, è stato una sessione intensa.

“Grazie mia Padrona è stata magnifica”

Si riveste.

E’ stata una prima volta che non dimenticherà, mi abbraccia e so che non sarà l’ ultima volta.

Madame
elisa.ghirardini@gmail.com